venerdì 9 ottobre 2009

I difensori della Verità


Il sapere non è comprensione ma è l’illusione di avere capito, è un surrogato che viene preso in prestito da altri, mentre la comprensione è sempre un fatto personale. La comprensione nasce quando vogliamo conoscere un fatto ignoto, mentre il sapere è un fatto collettivo che riguarda l’umanità. Ciò che viene detto verità, non è null’altro se non ciò che la maggioranza ha sedimentato e definito come imprescindibile dallo schema dei valori o delle interpretazioni accettate comunemente come vere. Quando una persona si muove all’interno di questo schema viene considerata saggia, quando molte persone accettano lo stesso schema di concezioni, essi difendono quella verità. Ma è la verità assoluta o la verità che viene costruita come tale?

Nel 1945 in Alto Egitto, a Nag Hammadi, furono scoperti dei preziosi rotoli in papiro che costituiscono la scoperta più importante del secolo scorso sulla predicazione di Gesù. I preziosi rotoli furono in parte usati per accendere il fuoco, e in parte venduti al mercato nero delle antichità, da cui furono poi recuperati e restaurati. Nei testi ritrovati vi erano dei vangeli sconosciuti, delle rivelazioni su Cristo e sulla sua predicazione assolutamente inedite, esse si leggono nei codici ritrovati: il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo della verità, il Vangelo degli egizi, il Libro segreto di Giacomo, l’Apocalisse di Paolo, la Lettera di Pietro a Filippo e l’Apocalisse di Pietro, insieme ad altri preziosi scritti.

Tutti questi testi risultarono essere delle copie in lingua copta di testi ancora più antichi, testi attribuiti ai primi seguaci di Gesù. Quando Origene di Alessandria dichiara: “Ecclesia quattuor habet evangelia, haeresis multipla,” con questa frase ci testimonia il lungo sforzo che il cristianesimo delle origini dovette sostenere per liberarsi di tutte le idee che riteneva pericolose per la sua sopravvivenza. Sappiamo poi che il cristianesimo, all’incirca nel 2. e 3. secolo d. C., aveva già canonizzato una serie di scritture definendole veritiere, e aveva bollato delle altre dottrine cristiane come eretiche, perciò le aveva distrutte.

Ma lo stesso contenuto dei vangeli gnostici di Nag Hammadi, viene ritrovato anche in frammenti del Vangelo di Tommaso in lingua greca, ritrovati all’inizio del Novecento, perciò il professor Helmut Koester dell’università di Harvard, ha supposto che le fonti gnostiche siano ancora più antiche dei Vangeli del Nuovo Testamento, forse risalenti alla prima metà del sec. 1. d. C., perciò più vicine alle date di vita di Gesù.

Le date sono desunte anche da ciò che Ireneo di Lione diceva: “Dove è la Chiesa, là è anche lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio là è la Chiesa e ogni grazia. E lo Spirito è verità.” Da Ireneo, che era uno dei maggiori cacciatori di eretici, e uno dei più forti ed agguerriti teologi della tradizione apostolica di quei tempi, sappiamo che la sua chiesa, che era stata impegnata nella repressione dell’eresia gnostica, ne era uscita vincente.

A Ireneo, che era nativo di Smirne in Turchia, e che era nato in una città commerciale e cosmopolita, la conoscenza delle filosofie più disparate non difettava. Era cresciuto in una famiglia cristiana benestante, aveva ricevuto alla scuola di Policarpo vescovo di Smirne la sua prima formazione, ed era stata una buona formazione religiosa, filosofica e teologica.

L’influenza di Policarpo fu determinante perché era stato discepolo dell'evangelista Giovanni, perchè godeva di grosso carisma, e i giovanniti erano in lotta feroce contro le teorie eretiche degli gnostici perciò formavano dei proseliti zelanti. Ireneo divenne un seguace solerte e fedele e, con vigoria, continuò l’opera del suo maestro e del maestro del suo maestro,fino a comporre la prima sintesi dei principi della dottrina cristiana, in cui inserì la sua "invenzione:” il concetto di successione della tradizione apostolica, attribuendo l’investitura divina di tale Verità alla sua chiesa, perchè maggioritaria.

Egli così scrive: “A questa Chiesa, per la sua peculiare principalità, è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli dovunque sparsi, poiché in essa la tradizione degli Apostoli è stata sempre conservata. La Chiesa, benché disseminata in tutto il mondo, custodisce con cura [la fede degli Apostoli], come se abitasse una casa sola; allo stesso modo crede in queste verità, come se avesse una sola anima e lo stesso cuore; in pieno accordo queste verità proclama, insegna e trasmette, come se avesse una sola bocca. Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della tradizione è unica e la stessa."

E nel 2. sec. d. C., nella raffinata città di Alessandria d’Egitto, erano molto diffusi dei pericolosi testi gnostici in cui, non solo si affermava il messaggio di una conoscenza (gnosi) collegata all'auto perfezionamento spirituale, ma anche una carità fraterna rivolta ad aiutare gli altri tramite la conoscenza che viene acquisita. Il simbolo di questa dedizione ai fratelli era il bacio gnostico, che non era solo un segno di affetto fraterno, ma era anche il mezzo tramite il quale si trasmetteva la propria conoscenza: chi amava fecondava e generava un altro fratello.

Conoscere se stessi al livello più profondo, è allo stesso tempo conoscere Dio: questo è il segreto della gnosi. Dice il maestro gnostico Monoimo: “Abbandona la ricerca di Dio e la creazione e le altre questioni dello stesso genere. Cercalo prendendo te stesso come punto di partenza. Impara chi è dentro di te a rendere ogni cosa sua propria e a dire:”Mio Dio, mia mente, mio pensiero, mia anima, mio corpo”. Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio … Se indaghi attentamente queste questioni lo troverai in te stesso.”

Gli autori gnostici credono in questo Dio “sconvolgente” rivelato dalla predicazione di Gesù il Vivente, che viene come guida ad aprirci la porta della comprensione spirituale e che, quando il discepolo ha raggiunto l’Illuminazione, smette di essere il suo maestro spirituale. Questo non è più necessario perché essi sono diventati identici. Nello gnostico Vangelo di Tommaso leggiamo: “Gesù disse, non sono più tuo maestro, perché tu sei ebbro: ti sei inebriato alla copiosa sorgente che è emanata da me … Chi berrà dalla mia bocca diventerà come me, nello stesso modo che io diventerò come lui, e tutte le cose nascoste gli saranno rivelate.”

Un Dio così non prevede alcun tipo di gerarchia religiosa tanto che, e non casualmente, lo studioso Edward Conze esperto di buddismo, ha potuto stabilire che “i buddisti erano in contatto con i cristiani di Tommaso (cioè cristiani che usavano il suo Vangelo) nell’India meridionale.” Certamente le vie commerciali che passavano attraverso l’Asia Minore erano la via di diffusione più probabile per le idee, ed erano occasione di scambi culturali intensissimi. Ipotizzare che la tradizione orientale possa avere influenzato lo gnosticismo, secondo Elaine Pagels, docente statunitense insegnante di Storia del Cristianesimo nella Princeton University e studiosa dei documenti di Nag Hammadi, appare perciò plausibile.

Nel Vangelo di Filippo si dice: “Il Logos che esce di lì; sarebbe stato nutrito dalla bocca e sarebbe diventato perfetto. I perfetti per mezzo di un bacio sono concepiti e nascono. Per questo noi stessi siamo spinti a baciarci reciprocamente; noi riceviamo concepimento dalla grazia che è in noi, reciprocamente.” Questo valore del bacio iniziatico, ci fa comprendere molto profondamente la frase di Gesù testimoniata dal Vangelo di Luca: “Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?”

Ricordiamo che nel 50 d. C., era avvenuto il Concilio di Gerusalemme in cui si erano riunite le cosidette “colonne della chiesa cristiana,” cioè i gerosolimitani seguaci di Giacomo il Minore “fratello del Signore,” i giudeo-cristiani circoncisi seguaci di Pietro, ed il gruppo dei gentili convertiti seguaci dell’apostolo Paolo. Fin dall'inizio era emersa una forte ostilità tra Pietro e Paolo di Tarso, su cui Giacomo il Minore, fratello ed erede dell’autorità di Gesù, aveva cercato di esercitare la sua azione moderatrice.

Dagli Atti degli apostoli sappiamo come concluse Giacomo: “Abbiamo perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a voce. Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete quindi cosa buona a guardarvi da queste cose. State bene.”

Se la moderazione di Giacomo riesce a salvare l’unità separando i contendenti, in realtà rimanda una resa dei conti che si sarebbe conclusa nel corso del sec. 2. d.C., quando i cristiani gnostici furono eliminati dai cristiani ortodossi, quando dei cristiani condannarono altri cristiani come eretici. Quasi tutto quello che sappiamo sulle idee epurate proviene dalle parole dei loro nemici: i testi di Nag Hammadi, come pure i manoscritti del Mar Morto, come il Libro di Enoch in lingua etiope, fanno sentire la voce degli sconfitti, soffocata dall'oblio dei secoli.

Da Ireneo apprendiamo dell’eresia del Vangelo della Verità. Nei testi rinvenuti a Nag Hammadi, leggiamo l'eresia: “Per mezzo dell’unità ognuno ritroverà se stesso. Per mezzo della gnosi ciascuno purificherà se stesso dalla diversità all’unità, consumando la materia dentro se stesso come un fuoco: le tenebre per mezzo della luce, la morte per mezzo della vita. Così è per coloro che hanno allontanato da sé l’ignoranza, come un sonno cui essi non danno alcun valore … E’ così che ognuno ha agito, da addormentato, nel tempo della sua ignoranza, ed è così che conosce, come se si ridestasse. Felice è l’uomo che torna in sé e si ridesta, e beato chi ha aperto gli occhi dei ciechi!”

Nel Vangelo della Verità, usato dai valentiniani - seguaci del filosofo Valentino(135-165) - scomunicati e perseguitati nello stesso periodo, si legge: “Parlate dunque dal vostro cuore, perché siete voi questo giorno perfetto e in voi dimora la luce che non ha fine. Parlate della verità a quelli che la cercano e della conoscenza a quelli che nel loro errore hanno peccato. Consolidate il piede di coloro che hanno incespicato e imponete le vostre mani ai malati. Nutrite gli affamati e date pace ai sofferenti ... Rialzate coloro che vogliono levarsi e ridestate coloro che dormono. Voi siete la saggezza che viene brandita. Se la potenza si comporta in questo modo, essa diviene ancora più potente. Abbiate cura di voi stessi. Non vi preoccupate di ciò che resta, che avete gettato via: non fate ritorno a ciò che avete vomitato per riprenderlo ... Non consolidate i vostri ostacoli: essi crollano perché sono macerie ... Voi dunque fate la volontà del Padre: gli appartenete. Il Padre è amorevole e ciò che procede dalla sua volontà è buono. Egli ha conosciuto ciò che è vostro, affinchè là troviate la vostra Quiete. Dai frutti si conosce ciò che vi appartiene.

I Figli del Padre, sono essi la sua fragranza, perché sono emanati dalla grazia dell’espressione del suo volto. Per questo motivo il Padre si compiace della propria fragranza e la manifesta in ogni luogo. Se essa si mescola con la materia, Egli affida la propria fragranza alla luce e la fa sollevare nel suo Silenzio, al di sopra di ogni forma e di ogni rumore ... Perché non sono le orecchie che fiutano l’odore, ma è lo Spirito che può odorarlo, e lo attira in se stesso e lo immerge nella fragranza del Padre. Lo riconduce dunque in porto, lo riporta al luogo di dove è uscito, alla nostra fragranza originale, che ora è fredda. Se lo Spirito l’attira, essa diviene calda. Gli odori freddi provengono dunque dalla separazione … Abolita la separazione, essa ha portato la calda pienezza dell’amore, perché non esista più il freddo, ma l’unità del pensiero perfetto.

E questi è il Padre: colui dal quale è uscito l’inizio e al quale ritorneranno tutti quelli che sono usciti da Lui, perché essi sono stati manifestati per la gloria e la gioia del suo nome ... Ma io là dimorerò e dedicherò me stesso, in ogni momento, al Padre del Tutto e ai veri fratelli, sui quali si riversa l’amore di Lui e in mezzo ai quali nulla di Lui fa difetto ... perché Egli è buono e i suoi figli sono perfetti e degni del suo nome. Sono proprio figli di questo genere che Egli, il Padre, ama.”

Molti sono i ministri della parola, afferma la nascente chiesa, ma non tutti sono degni di essere considerati tali, non tutti sono autentici e portatori di verità, così la Chiesa maggioritaria di Ireneo la fece di sua esclusiva pertinenza. D’altro lato i testi che gridavano cose diverse furono ferocemente distrutti, come pure furono condannati gli dei, i templi e i testi delle religioni pagane: tutti furono condannati alla maledizione del silenzio. Dichiara Ireneo: “Lo faccio affinchè ... possiate stimolare tutti coloro con cui siete in rapporto a sfuggire un simile abisso di follia e bestemmia contro Cristo. ” E se lo dice lui, come poterlo confutare, visto che la sua Verità è così ferocemente certificata?

Buona erranza
Sharatan

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