sabato 19 febbraio 2011

Procedere consapevolmente


“Non importa quanto sei andato lontano,
se sei su una strada sbagliata:
torna indietro!”

(Proverbio turco)


Nel buddismo si afferma che il vero potere è liberare se stessi e aiutare gli altri a conseguire la liberazione dal potere esteriore delle cose, perchè tutti investiamo la maggior parte delle risorse e delle energie per migliorare solo le condizioni esteriori. Effettivamente ogni cosa è collegata all’altra, per cui è evidente che anche il benessere materiale sia un elemento essenziale per la nostra serenità ma, l’investimento migliore a cui dare la precedenza è il nostro benessere interiore. Senza la quiete interiore ogni traguardo esteriore che possiamo raggiungere non sarà mai sufficiente per godere di ciò che abbiamo conquistato, poiché non abbiamo acquisito la capacità di assaporare quello che è il frutto delle nostre azioni, e questo a prescindere dalla qualità dell‘obiettivo personale.

La presenza mentale, dice Tich Nhat Hanh, possiede l’energia e il potere dell’attenzione piena e totale a ciò che stiamo vivendo, perciò ci dona il gusto di saper vivere bene, ed è l’unica chiave che offre il potere sulla nostra vita perché noi sappiamo come apprezzarla. Conoscendo il valore delle cose, impariamo che dobbiamo prenderci cura di tutto quello che ci circonda, e la cura deve essere adeguata cioè piena e totale, perché essa deve diventare densa come la nostra presenza nella situazione. Nel buddismo viene usata la pratica del camminare, che è una tecnica spirituale importante, ed è una potente forma di meditazione che tutti possono praticare: questo è il modo migliore di fare la pratica, perché una pratica deve essere attuata senza violenza e senza sforzo.

Nel camminare non si lotta con il pensiero ma si entra dolcemente nel piacere rilassato della nostra consapevolezza che procede con noi. Tutti, nel procede fisicamente, camminiamo con i nostri piedi ma, la nostra mente procede sempre altrove, infatti il corpo cammina mentre la mente va nell’altra direzione perché percepiamo la mente e il corpo come sfere diverse mentre, nel buddismo, si cammina integri “con l’intero corpo e con l’intera coscienza.” Se vediamo il corpo e la mente come due cose e due sfere separate, è ovvio che il nostro corpo procede separato dalla mente, ma per il Buddha le due sfere sono inserite una nell’altra: infatti la mente e il corpo sono due facce della medesima medaglia.

Sentirsi come mente e corpo connessi, perciò sentirsi nell’intrico dell'interiore con l'esteriore, ci concentra in noi stessi, perciò sappiamo concentrare anche il peso del corpo che, dalla pianta del piede poggia lentamente con tutta la consistenza del corpo al suolo, perciò noi imprimiamo il nostro peso sulla terra mentre sappiamo che, in ogni contatto con un materiale vi è sia l’aspetto esteriore che l'influsso di forze interne che non riusciamo a vedere. Il nostro respiro procede lento assieme ai passi che si susseguono, e la nostra mente è presente al progredire, perciò avanziamo in piena coscienza. Se ci riflettiamo, tutto il cammino umano è nella qualità dell’impressione del peso e della forza che l'uomo riesce ad imprimere sulla terra pressando con la sua solidità materiale, perciò tutto è dato anche dalla stabilità della nostra gioia di vivere e dalla nostra voglia di essere liberi.

Nell’uomo che procede c’è sempre l’impronta della sua presenza, che è come “il sigillo che imprime un segno su un foglio di carta” dice Tich Nhat Hanh, perché è come “il sigillo dell’imperatore” che ognuno possiede, perché in tutti vive la “natura del Buddha” ossia la piena capacità di essere presente lucidamente a ciò che sta accadendo. Ciò che otteniamo camminando è la consapevolezza che noi siamo vivi, che avanziamo e che nessuno ci può togliere la presenza del Buddha che ospitiamo internamente. Ogni volta che le condizioni della nostra vita si fanno dure, allora arriva il Buddha per camminare al nostro posto, e mentre stiamo per arrenderci, sentiamo la sua grande forza che emerge in noi, ed è la presenza del Buddha che si ridesta, perciò il nostro procedere continua per merito della sua forza che ci trascina.

La pratica del procedere sembra una cosa sciocca, se non fosse una strategia utile per spezzare qualsiasi forma di automatismo per merito del collegamento che viene riattivato tra il movimento fisico e il pensiero come sembra scientificamente certo. Certamente si può camminare per arrivare da qualche parte oppure si può camminare per restare consapevole, e il nostro camminare può divenire anche un’offerta meditativa che possiamo fare a qualcuno. Noi possiamo far camminare qualcuno che non può farlo tramite i nostri piedi, quindi possiamo procedere insieme, che è una cosa molto bella, infatti possiamo camminare per i genitori e per gli antenati che non hanno saputo camminare con la consapevolezza e la presenza dell'intero loro essere.

Nella vita avviene che i cari, i genitori oppure gli antenati non siano riusciti a camminare in pace e in gioia, perché non hanno avuto l’occasione di fare passi felici, e non hanno vissuto con gioia la vita vivendo bene nel momento presente. E’ un vero peccato e un grande dolore sapere che loro non ci sono riusciti, ma non è un motivo sufficiente perchè non dobbiamo riuscirci nemmeno noi, perciò non possiamo permettere che questo ci accada. Allora possiamo usare i nostri piedi come se fossero quelli di chi ha sofferto chiedendo se vogliono camminare con noi vivendo attraverso la nostra vita, infatti possiamo chiedere alla presenza mentale di nostra madre, di nostro padre, o della persona che abbiamo amato nel passato di voler procedere assieme a noi.

Possiamo camminare donando la pacificazione della loro presenza mentale in noi, perché essi vivono in ogni atomo e in ogni cellula del nostro corpo perchè la loro presenza fisica è nostra, infatti i nostri piedi sono di nostro padre, le nostre mani di nostra madre, e gli occhi hanno lo sguardo dei nostri antenati, perciò ci ritroviamo a procedere ricchi delle presenze che sono vive e che vivono tramite noi. Saper fare questa pratica è una cosa eccezionale che infonde grande gioia, poiché sentiamo la forza dei legami fisici e spirituali che scorrono nelle nostre vene: questo ci infonde molto appagamento interiore perché siamo riuniti a coloro che amiamo, e diamo a loro la possibilità di rivivere tramite noi.

Quando saremo bravi sapremo camminare anche per conto del nostro nemico, e questo avverrà quando diverremo consapevoli di coloro che distruggono il nostro paese, che bruciano la nostra casa e che uccidono tutte le persone che ci sono care, e li sapremo vedere come degli esseri inconsapevoli e infelici, perciò sappiamo vederli come esseri ignoranti perchè privi di ogni amore, di ogni compassione e di ogni forma di comprensione. Gli esseri che vivono nella carenza diventano infelici, e la forza della loro infelicità diventa così intensa da non potersi sostenere, perciò essa tracima all’esterno: perciò rendono infelici tutti quelli che si trovano nel loro raggio d'azione.

E' evidente secondo Tich Nhat Hanh che, questi infelici non sono riusciti a creare alcuna gioia e alcuna pace per se stessi perciò non sanno diffonderla nel loro mondo, infatti non hanno saputo come si deve procedere, in quanto il nostro camminare deve essere sempre consapevole del tipo di impatto che si vuole lasciare nel mondo. E’ sicuro che verrà il momento in cui tutti sapremo procedere anche per i nostri nemici, perciò tutti arriveremo al cammino del Budhha che è nel nostro destino, e tutti diverremo dei bodhisattva d’amore, di compassione e di comprensione, perciò intanto iniziamo imparando da subito a camminare con presenza almeno a noi stessi.

Buona erranza
Sharatan

2 commenti:

Riyueren ha detto...

Ecco, se io al verbo "camminare" sostituisco "fotografare" (che comunque implica ugualmente il fatto di muoversi)penso di poter dire che questo è il mio modo per esercitare la consapevolezza. Parafrasando, se me lo permetti, il titolo di un bel libro che ho letto di Tich Nhat, "la Pace è ogni passo", io direi che, nel mio caso, "La Pace è ogni scatto".^__^

Da una tua risposta ad un mio commento vedo che hai letto uno dei miei ultimi post...già, pare che io torni a cantare, per una piccola cosa e forse anche per un progetto interessante...che sicuramente a te piacerebbe, visto che si tratta dell'uso strumentale della voce, un po' alla Stratos, per capirci. Eh, dovrò rimettermi a studiare...
Mi sa che ho molti modi per esercitare la consapevolezza...non ultimo quello del lavare i piatti...Vado.
Un abbraccio grande. Susanna

Sharatan ain al Rami ha detto...

Cara Susi, io credo che un processo di consapevolezza può anche implicare il lavare i piatti ;-) anche se questo tipo di pratica sembra strana. La fotografia è ancora più elevata perchè utilizza anche il nostro senso estetico.

Assolutamente segui il progetto "alla Stratos", e che ti importa se devi ricominciare a gorgheggiare da sera a mattina. Un progetto con l'utilizzo della voce potrebbe aprirti ad una manifestazione artistica ancora maggiore... la voce è la forza della creazione, il suono plasma la materia...assolutamente affascinante e di sicuro successo, fammi sapere come procede. Devi sentirti orgogliosa di poter esprimere la bellezza che senti dentro e di riuscire a comunicarla agli altri.

Io ho avuto una cantante come vicina di casa, e anche una che faceva pianoforte. Sembrerà strano ma le loro prove non mi dispiacevano affatto.

Ti leggo volentieri e ammiro le tue foto, anche se non commento sempre, soprattutto perchè a volte altri ti dicono quello che vorrei dirti io. Ho commentato Gibran perché non ho saputo resistere, lo amo troppo.

Ti mando un abbraccio fortissimo
Sharatan